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La scherma corta: origini, principi e integrazione nell'insegnamento di René Latosa
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L’IMPOSTAZIONE ORIGINARIA DI RENÉ LATOSA
Per comprendere il ruolo della scherma corta nel Latosa® Combat Escrima, è necessario distinguere l’insegnamento originario del Grand Master René Latosa dagli approfondimenti tecnici introdotti successivamente.
René Latosa non aveva codificato una disciplina autonoma di scherma di coltello. Il suo insegnamento si fondava su una concezione nella quale i medesimi concetti potevano essere applicati a strumenti differenti, tenendo conto delle rispettive caratteristiche.
Bastone, coltello, machete e kampilan non richiedevano necessariamente sistemi separati, ma adattamenti tecnici legati alla struttura dell’arma, alla distanza e alle condizioni del confronto.
Le linee di attacco e di difesa, il timing, l’equilibrio, la gestione della potenza e il controllo della distanza costituivano riferimenti comuni.
La trasferibilità di questi elementi non implicava l’equivalenza tra le armi. Un movimento eseguito con un bastone non poteva essere semplicemente riprodotto con una lama senza considerare le differenze funzionali e i rischi connessi.
Il principio rimaneva riconoscibile, mentre la sua applicazione cambiava in relazione allo strumento.

LE ORIGINI DELLA SCHERMA CORTA ITALIANA
La scherma corta italiana appartiene a una tradizione più ampia di pratiche schermistiche dedicate alle armi di dimensioni ridotte, tra cui pugnali e coltelli.
Lo studio delle armi corte compare nella trattatistica italiana già in epoca medievale e rinascimentale, sia come disciplina specifica sia in relazione alla lotta e all’impiego di altre armi.
Nel corso dei secoli, tali pratiche hanno assunto forme differenti, influenzate dai contesti militari, civili e dalle consuetudini locali.
È tuttavia necessario distinguere la scherma storica documentata nei trattati dalle tradizioni popolari o familiari tramandate oralmente. Queste ultime possono conservare conoscenze significative, ma richiedono una ricostruzione autonoma delle proprie origini e modalità di trasmissione.
Non è quindi corretto considerare la scherma corta italiana come un unico metodo rimasto immutato nel tempo. Si tratta piuttosto di un insieme di esperienze, tecniche e tradizioni sviluppatesi in epoche e ambienti differenti.
L’INTEGRAZIONE NEL LATOSA COMBAT ESCRIMA
L’introduzione di un percorso specifico di scherma corta all’interno del Latosa Combat Escrima è legata al lavoro del Grand Master of Weapons Alessandro Fantini, che ha organizzato e codificato elementi della propria esperienza nella scherma corta italiana in relazione all’insegnamento ricevuto da René Latosa.
Questo sviluppo deve essere distinto dal patrimonio tecnico originario del Maestro filippino.
Non si tratta di attribuire retroattivamente a René Latosa una disciplina che non aveva formalizzato, ma di riconoscere un’integrazione successiva, sviluppata attraverso lo studio specialistico del coltello.
Il percorso approfondisce le caratteristiche delle armi corte, le distanze ravvicinate e le dinamiche del confronto, includendo gli ambiti indicati come de campo e de fondo, la cui terminologia e definizione storica richiedono una precisa contestualizzazione.
L’espressione «sistema nel sistema» descrive questa organizzazione didattica: un settore specialistico dotato di contenuti propri, inserito in una struttura di insegnamento preesistente.
L’origine dei due contributi rimane pertanto distinta: da una parte l’impostazione di René Latosa, dall’altra l’approfondimento schermistico sviluppato da Alessandro Fantini.

STUDIO DELLE DISTANZE E RICONOSCIMENTO DEL PERICOLO
Una delle finalità dello studio della scherma corta è comprendere le difficoltà che si presentano nelle situazioni di prossimità, dove lo spazio disponibile e il tempo per prendere decisioni possono essere estremamente ridotti.
L’osservazione delle linee di movimento, delle variazioni di distanza e delle reazioni dell’avversario costituisce una parte importante della formazione.
Attraverso esercitazioni progressive con simulatori, protezioni adeguate, regole di sicurezza e supervisione qualificata, l’allievo può sviluppare una maggiore consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti.
La conoscenza delle dinamiche schermistiche può contribuire a riconoscere determinate condizioni di rischio, ma non permette di prevedere con certezza il comportamento di un aggressore.
Inoltre, un confronto regolamentato tra praticanti e un’aggressione reale presentano differenze sostanziali. Quest’ultima può verificarsi senza preavviso, in ambienti sfavorevoli e con conseguenze potenzialmente irreversibili.
Conoscere le caratteristiche di una minaccia significa disporre di maggiori elementi per valutarla, non avere la certezza di poterla neutralizzare.
LA FUNZIONE DELLA SPERIMENTAZIONE
Nell’insegnamento di René Latosa, la verifica pratica costituiva un elemento importante dell’apprendimento.
Le esercitazioni dinamiche e lo sparring controllato consentono di esaminare l’applicazione delle conoscenze in presenza di un’opposizione attiva, superando i limiti delle sequenze esclusivamente prestabilite.
La sperimentazione deve tuttavia mantenere obiettivi didattici definiti e condizioni di sicurezza proporzionate all’esperienza dei partecipanti.
L’impiego di simulatori permette di studiare determinate dinamiche senza ricorrere a lame reali, ma non elimina completamente i rischi dell’allenamento né riproduce tutte le condizioni di una situazione reale.
La valutazione delle competenze deve pertanto considerare sia l’esecuzione tecnica sia il controllo, la capacità decisionale e il rispetto delle procedure di sicurezza.

SCHERMA CORTA E DIFESA PERSONALE
Lo studio del coltello come disciplina schermistica e la preparazione alla difesa personale non devono essere considerati equivalenti.
La prima riguarda l’apprendimento delle caratteristiche dell’arma, delle distanze e delle dinamiche tecniche all’interno di un contesto formativo.
La seconda richiede anche la valutazione dell’ambiente, il riconoscimento dei segnali di pericolo, la prevenzione, la possibilità di allontanamento e la conoscenza delle conseguenze giuridiche delle proprie azioni.
La preparazione tecnica rappresenta quindi una componente della formazione, ma non può sostituire la capacità di evitare o interrompere una situazione pericolosa.
«Solo conoscendo ciò che affronto posso comprendere come difendermi realmente»
Alessandro Fantini
Tale affermazione va intesa come orientamento didattico, non come garanzia di efficacia: nessuna disciplina può assicurare un esito favorevole di fronte a un’aggressione armata.
CONTINUITÀ E DISTINZIONE DELLE TRADIZIONI
Il rapporto tra Latosa Combat Escrima e scherma corta italiana può essere compreso come l’incontro tra due percorsi tecnici di diversa provenienza.
L’insegnamento di René Latosa costituisce il riferimento originario per l’applicazione dei concetti comuni a strumenti differenti.
La scherma corta italiana, nelle forme studiate e rielaborate da Alessandro Fantini, rappresenta invece un contributo successivo, orientato all’approfondimento specialistico dell’impiego del coltello.
Riconoscere questa distinzione permette di descrivere correttamente l’evoluzione del percorso formativo, senza confondere le rispettive origini o attribuire a un maestro il lavoro sviluppato da un altro.
La continuità tra le due esperienze non dipende dalla loro identificazione come un’unica tradizione storica, ma dalla possibilità di studiarne le relazioni, le differenze e gli ambiti di applicazione.
Alessandro Fantini
Latosa® Pinoy Combat Escrima – European Academy